Falco pecchiaiolo |
Di Alessandro Fiorillo
Un'area
ricca di specie faunistiche rare è quella
relativa al versante abruzzese dei Monti Simbruini, ossia la porzione
di territorio montano che si trova ad est del Fosso Fioio, lungo
canale che fu confine tra il Regno delle Due Sicilie e lo Stato
Pontificio fino alla proclamazione del Regno d'Italia (1), e che oggi
separa le regioni del Lazio e dell'Abruzzo. Quest'area, nota anche
come Monti Carseolani, ospita numerose specie di fauna selvatica,
alcune delle quali particolarmente protette e persino endemiche di
questo territorio (e parte di quello limitrofo). È il caso ad
esempio del Picchio dalmatino ssp lilfordi, che vive nelle fitte
faggete del Lazio e dell'Abruzzo, con qualche sporadica segnalazione
che lo vuole presente anche in Puglia. Si tratta di un grosso picchio
che ho avuto modo di osservare la prima volta nel 2014, lungo la
mulattiera che da Cappadocia porta in località Pizzicapianta. Da
allora sono riuscito ad osservarlo altre tre volte, nello stesso
luogo del primo avvistamento ma anche nel versante laziale dei
Simbruini, non lontano da Monte Tarino (1) e infine di nuovo in
Abruzzo lungo il sentiero che sale verso Grotta Cola, sul Monte
Arunzo (2). Questo picchio molto raro, che abbiamo la fortuna di
poter osservare nelle nostre faggete, oltre ad essere un importante
indicatore biologico è una specie protetta dalla Direttiva Uccelli
dell'Unione europea, è pertanto molto importante tutelarne
l'habitat, rappresentato appunto dai nostri fitti boschi di faggio.
Restando nell'ambito dell'avifauna un'altra specie particolarmente
protetta che nidifica sui nostri monti è il Grifone, reintrodotto
negli anni 90 dal Corpo Forestale dello Stato sul Monte Velino,
insieme al Corvo imperiale, quest'ultimo tra gli animali più
intelligenti del pianeta.
Una parte della popolazione dei grifoni
reintrodotti sul Velino ha deciso di nidificare sulle falesie del
Monte Arunzo e del Monte Arezzo, oggi Siti di Interesse Comunitario
della Rete Natura 2000. Seguo e monitoro la colonia dei grifoni
del Monte Arunzo dal 2003, e negli anni ho notato alcune
significative fluttuazioni numeriche relative agli esemplari di
questa popolazione. Infatti nel 2005 arrivai a contare fino a trenta
esemplari in volo sull'Arunzo, poi nel corso degli anni alcuni
esemplari si sono progressivamente spostati sul vicino Monte Arezzo,
sulle falesie che sovrastano l'abitato di Castellafiume (3). Nel 2007
purtroppo ci fu un grave caso di avvelenamento che provocò la morte
di ventiquattro grifoni, le cui carcasse furono recuperate in varie
zone della Marsica. Il fenomeno dell'avvelenamento delle carcasse di
bestiame morto, perpetrato da allevatori senza scrupoli che intendono
colpire predatori quali il Lupo, finiscono per danneggiare
soprattutto questi splendidi avvoltoi, la cui apertura alare supera i
due metri e la cui utilità ecologica è particolarmente importante
in quanto, da veri e propri spazzini della montagna, si cibano solo
di animali morti impedendo alle loro carcasse di diventare veicolo di
infezione per gli animali domestici e la fauna selvatica. Tra le
altre specie di avifauna presenti in questo territorio, oltre ai
gheppi, i falchi pellegrini, gli sparvieri e le poiane, abbiamo anche
i falchi pecchiaioli, bei rapaci migratori un tempo perseguitati
soprattutto in Calabria (4), che hanno scelto anche questa nostra
porzione di Appennino per nidificare (5). Tra gli uccelli più
piccoli abbiamo anche lo Zigolo muciatto, il
Culbianco, il Fanello, la Tottavilla, il Prispolone, l'Allodola, il
Picchio muratore, la Cincia bigia, la Cincia mora e numerosi altri.
Tra i corvidi è molto comune la Ghiandaia, oltre alla Cornacchia
grigia, la Gazza e il già citato Corvo imperiale, il più grande
uccello dell'ordine dei passeriformi. Tra i rapaci notturni abbiamo
il Gufo comune, il Barbagianni, la Civetta e da oltre dieci anni
monitoro un sito di nidificazione dell'Allocco, sito nel territorio
di Cappadocia. Probabile anche la presenza del Gufo reale. Per quanto
concerne i mammiferi, nota è la presenza del Lupo, di cui ho avuto
modo di osservare e documentare fotograficamente orme e "fatte"
(6). Presenti anche i mustelidi come le faine, martore, puzzole,
donnole e tassi e gli ungulati come i cervi, caprioli e cinghiali.
Abbastanza numerose le lepri, che ho avuto modo di osservare in più
occasioni e in luoghi diversi. Di tanto in tanto viene segnalato
qualche esemplare di Orso marsicano (7), l'animale più tipico di
queste terre e un tempo molto diffuso anche nella zona dell'Alta
Valle del Liri e nei boschi di Cappadocia, Castellafiume e
Camporotondo. Molto comuni le volpi, che talvolta si spingono fin nei
centri abitati. Tra i roditori abbiamo gli scoiattoli, i ghiri e
varie specie di topi selvatici, del genere Apodemus.
Molto comuni
anche le talpe. Tra i rettili abbiamo la Vipera dell’Orsini e vari
altri serpenti innocui. Presenti anche alcune specie di tritoni nelle
acque dei fontanili di montagna, utilizzati dal bestiame domestico
per abbeverarsi. Per concludere, il 21 e il 25 luglio ho osservato e
fotografato due bellissimi esemplari di Rosalia alpina, posati sul
tronco morto di un faggio che si trova in località Pozzacchi, tra
Cappadocia e Camporotondo (8). La Rosalia alpina o Cerambice del
faggio, forse l'insetto più bello in assoluto, è una specie
prioritaria in Direttiva Habitat, la cui presenza giustifica
l'istituzione di un SIC (Sito di Interesse Comunitario).
Grifone |
![]() |
Rosalia alpina, fotografata il 21 luglio 2016 |
Il
versante abruzzese dei Monti Simbruini, come del resto anche quello
laziale, è un territorio particolarmente ricco di biodiversità e di
specie rare e protette. Sta a noi custodire questa ricchezza
naturalistica, che è importante tutelare ma anche far conoscere,
affinché tutti siano consapevoli di quanta bellezza abbiamo intorno
e di quanto sia importante conservarla intatta per le generazioni
future, anche nell'ottica di uno sviluppo economico del territorio
legato ad un turismo ecologico e sostenibile, seguendo l'esempio
virtuoso di quei paesi del Parco Nazionale d'Abruzzo che in tempi
relativamente recenti hanno invertito il processo di spopolamento del
territorio proprio grazie ad una valorizzazione consapevole delle
proprie risorse naturalistiche.
NOTE:
NOTE:
1
– Il 7 agosto 2016.
2
– L'8 agosto 2016.
3
– Se nell'agosto del 2005 osservai circa trenta esemplari di
grifoni in volo sopra il Monte Arunzo, nel mese di agosto del 2014 ho
contato un massimo di sette esemplari posati sulle falesie dello
stesso monte, nell'agosto 2015 undici e in quello del 2016 otto.
Tutti gli avvistamenti che ho effettuato, con relative date e numero
di esemplari osservati, l'ho inseriti nel database del portale
internet ornitho.it,
cui tutti si possono iscrivere per segnalare le proprie osservazioni,
di qualsiasi specie ornitica. Gli ornitologi di professione, grazie
alle segnalazioni di birdwatcher, citizen scientist ed osservatori
della natura, utilizzano i dati inseriti nel portale per elaborare i
propri studi e supportare le proprie ricerche.
4
– Per un'assurda credenza locale secondo cui sparare all'"adorno"
(così viene chiamato il Falco pecchiaiolo in questa regione) serve a
conservare la virilità. Fortunatamente questa pratica triste e
criminale (tutti i rapaci sono rigorosamente protetti) è da tempo in
declino, sebbene non del tutto debellata, grazie soprattutto ai campi
di vigilanza effettuati dai volontari della Lipu e di altre
associazioni ambientaliste, nonché dagli agenti del Corpo Forestale
dello Stato.
5
– Ne ho osservati due splendidi esemplari a distanza ravvicinata
nel luglio 2015, uno dei quali stringeva un piccolo rettile tra gli
artigli, forse un ramarro. Nel luglio 2016 ne ho osservati quattro
esemplari, non distanti dal punto dove l'avevo osservati l'anno
precedente.
6
– Gli escrementi.
7
– L'ultimo avvistamento è del 25 aprile 2016, in prossimità del
centro abitato di Capistrello.
8
– Nei giorni successivi, anche a seguito delle mie segnalazioni
inserite nel portale lifemipp.eu,
alcuni naturalisti hanno iniziato a cercare la Rosalia alpina anche
nelle faggete del versante laziale dei Monti Simbruini, ed il 7
agosto un esemplare è stato trovato sul tronco di un faggio morto
nel territorio compreso tra Subiaco, Jenne e Vallepietra. La presenza
di quest’ultimo esemplare è stata registrata anche dall'ufficio
naturalistico del Parco Regionale dei Monti Simbruini.
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